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SUPERSTUDIO 13

Il “Superstudio” di via Forcella è, per tutti, “la cittadella dell'immagine”. Situata nell'ampia area cortilizia dei capannoni compresi tra il numero civico 7 e il numero 13 di via Forcella.
La storia del complesso di diversi capannoni è stata nell'ultimo secolo ricca di mutamenti. Il ricordo degli abitanti più anziani del quartiere parla di una fabbrica di biciclette per l'esercito durante il periodo della prima guerra mondiale, attività che continuò per uso civile negli anni seguenti.
In seguito, fino agli anni 50 i capannoni tornarono a essere utilizzati per la produzione di macchinari e componenti elettriche della CGE, come per molti altri immobili industriali della zona. Negli anni 60 molti degli edifici del complesso vennero invece utilizzati come deposito e vendita all'ingrosso di frutta secca, noci, noccioline, datteri … Negli anni 70 i locali vennero suddivisi in spazi più piccoli e affittati ai vari artigiani che ancora potevano essere di supporto alle attività industriali restanti e alle necessità del centro città: fabbro, falegname, bilanciaio, meccanico, tornitore, stampatore, piccola impresa di costruzioni ecc.
All'inizio degli anni 80 con l'allontanarsi delle attività industriali dalle zone ormai divenute semicentrali, i capannoni furono messi in vendita: alcuni furono acquistati dagli stessi artigiani che li occupavano, altri attendevano nuovi acquirenti e nuove destinazioni.
Flavio Lucchini, editore e art director, personaggio in vista del mondo della moda, che aveva già creato le più importanti riviste di moda italiane (Amica, Vogue, L'Uomo Vogue, Donna, Moda ecc) lasciando nel '79, dopo 15 anni di direzione la Condé Nast, aveva trovato la sede della sua nuova casa editrice Edimoda in una ex-fabbrica di lampadari in piazza S.Eusebio, poco lontano da via Forcella. All'interno di Edimoda, per dotarla di tutti i servizi indispensabili alla sua indipendenza e alla sua creatività, aveva aperto i primi studi fotografici multipli, tre sale di posa utilizzate dapprima per le sue sole testate ma presto richiesti anche da altri, fino a diventare rapidamente insufficienti. Fino a quel momento, infatti, i servizi fotografici dei giornali di moda venivano per lo più realizzati in esterno, dando grande importanza alla cornice. Lucchini basava invece l'immagine delle sue nuove testate di moda sugli abiti fotografati in studio come fossero pezzi di design. Creando uno stile- presto copiato da molti - aveva anche creato l'esigenza di studi adatti, ben equipaggiati, dotati di ogni genere di luci e possibilità.
I capannoni di via Forcella, poco distanti, ampi, alti, articolati, indipendenti, sembrarono a Flavio Lucchini, il posto ideale per creare studi moderni e attrezzati al servizio di quella editoria e pubblicità di moda che si stava affermando di pari passo al Made in Italy. All'idea si associò Fabrizio Ferri, giovane fotografo che collaborava alle testate di Lucchini, e insieme decisero di tentare la grande avventura di Superstudio, la cittadella dell'immagine, una risposta alle nuove esigenze della moda e della fotografia, un servizio per tutti i fotografi e creativi che fino allora lavoravano in studi singoli e privati.
“La mia ambizione fu quella di creare un centro di attrazione per i grandi fotografi stranieri che le testate italiane richiedevano e di formazione per i giovani fotografi italiani che gravitavano attorno a Milano. Non esitammo a investire tutti i nostri risparmi e a impegnarci anche al di là delle nostre possibilità, perchè credevamo in questo progetto che poteva servire a rendere Milano un po' più internazionale” ricorda Flavio Lucchini.
Superstudio aprì nel 1983, in una zona fino a allora considerata periferica, ma che attirò presto altri creativi e iniziò così la sua riconversione.
Nel 90 i due soci sciolsero la prima società e crearono nei rispettivi spazi adiacenti due società indipendenti, Superstudio 13 (l'area maggiore, con 13 studi, di Lucchini-Borioli) e Industria Superstudio (6 studi, di Ferri).
Nel tempo la moda, nelle sue varie espressioni, si è avvicinata e radicata nella zona subito attorno al Superstudio, iniziando a cambiare l'aspetto di tutto il quartiere. Gli ultimi artigiani vendevano per lasciare spazio a sedi di griffe internazionali (Esprit, Kenzo, e poi Zegna e Hugo Boss in un edificio industriale al n.5 di via Forcella, ristrutturato da Citterio), show-room, redazioni (Sportswear, Nonsolomoda), laboratori di sviluppo, scuole di formazione per le professioni della moda (Image Investment, Fashion Image, Università dell'Immagine, Istituto Italiano di Fotografia) e altre attività in sintonia. L'arrivo di Giorgio Armani, che ha aperto la sua nuova sede, ristrutturata dal grande architetto giapponese Tadao Ando, nell'ex edificio Nestlé tra via Bergognone e via Bugatti, ha definitivamente consacrato la zona come punto focale per la moda.
Oggi l'area genericamente individuata come il Superstudio di via Forcella è diventata un riferimento per tutti i creativi internazionali, un luogo di eccellenza che i taxisti conoscono a memoria e che è stato di esempio per altre iniziative analoghe in altre capitali della moda. Diretto da Danilo Pasqua fin dagli esordi, il Superstudio 13 è stato riconosciuto dalla stampa di settore come il migliore polo di studi fotografici e sale di posa al mondo ed è il preferito dei più importanti fotografi e stilisti internazionali.


SUPERSTUDIO PIÙ'

Superstudio Più è l'ultima grande sfida per creare un centro aperto alle esigenze della creatività continuando a riqualificare la zona alle spalle di Porta Genova e affacciata sui binari che vanno a Vigevano, destinati, pare, a diventare parco pubblico. Una iniziativa che ha visto il suo esordio all'inizio del 2000, e che sta già creando un nuovo polo di attrazione anche al di là della piazza Bergognone.
Via Tortona, l'asse principale su cui si inserisce la piccola via Forcella del primo Superstudio, è una lunga direttrice costeggiata di importanti complessi industriali, che formavano, una volta, il tessuto connettivo di un'area della città destinata a produzioni legate all'energia elettrica e ai suoi macchinari e componenti.
L'Ansaldo e la General Electric erano le due grandi industrie che da sole occupavano quasi tutto il tratto di via che va da Piazza Bergognone alla Circonvallazione. Quasi naturale che, con il venir meno delle attività industriali, anche questi edifici potessero diventare spazi interessanti per le attività legate al terziario, alla cultura, alla moda, al design.
L'immenso edificio dell'Ansaldo, vuoto da tempo e rimasto famoso per aver ospitato ai tempi di Craxi il Congresso del Partito Socialista, alla fine del 1999 veniva destinato dal Comune di Milano a diventare la prestigiosa sede del Museo delle Culture, su progetto dell'architetto inglese David Chipperfield, nonché sede del Laboratorio della Scala, della Scuola di Cinema e Televisione e di altre attività culturali.
Nello stesso anno la General Electric, seguendo un pesante piano di ristrutturazione interna, spostava all'estero o fuori Milano la fabbricazione dei macchinari che ancora avveniva nei capannoni al numero 27 di via Tortona, come già aveva fatto negli anni precedenti ai numeri 33 e 35.
Ancora una volta fu Flavio Lucchini, con sua moglie, la giornalista Gisella Borioli, a intuire che quel grande complesso situato proprio di fronte all'Ansaldo e collegato ad esso da una interessante passerella coperta, poteva diventare un altro polo al servizio della città, per ospitare eventi e iniziative legati all'arte, alla creatività, alla comunicazione avanzata. Sembrò allora naturale mantenere e “sfruttare” il nome Superstudio, con l'aggiunta di un “più”- anche a rischio di qualche confusione- proprio per rafforzare il fatto che un'intera parte della città aveva cambiato e stava cambiando faccia grazie all'avventura dell'originario “Superstudio” di via Forcella, appena 200 metri più in là.
Il complesso presentava, oltre al primo e secondo piano di laboratori e uffici, la tipica struttura della fabbrica: capannoni con tetti a shed appoggiati su lunghe file di pilastri a 6 o 8 metri di distanza l'uno dall'altro. Una struttura troppo rigida e fissa per l'ipotesi di creare spazi aperti adatti per riprese cinematografiche, studi televisivi, ma anche esposizioni, sfilate, convention, mostre d'arte, laboratori di teatro e danza. La ristrutturazione, troppo importante per essere programmata insieme senza bloccare per anni ogni attività, procedette come d'abitudine per zone, sotto la direzione attenta di Lucchini. Dapprima fu il grande capannone centrale ad essere abbattuto nel mezzo, per eliminare ventiquattro pilastri e tetto a shed e sostituirli con quattro sole sottili colonne di ferro in grado di sostenere un tetto piano a 11 metri di altezza, creando una superficie sottostante di circa 2000 mq senza altri sostegni, secondo un progetto dell'architetto Giorgio Longoni. Poi fu la volta di uno spazio retrostante, adibito a magazzino, ricostruito su progetto dell'architetto Marco Sironi come una originale nuova palazzina dalla imponente vetrata, che ospita un ristorante e due belle sale dai pavimenti di legno galleggiante utilizzate per laboratori di danza, musica, teatro. Infine toccò allo spazio a shed dal caratteristico aspetto di vecchia fabbrica, affacciato su via Tortona, affrontare una ristrutturazione radicale e un ampliamento che lo avrebbe trasformato in un elegante edificio a due piani di vetro e acciaio ricostruito in soli tre mesi grazie alle tecnologia più moderna. Da ultimo toccò alle cabine elettriche su strada e a un box venir trasformati in una bellissima galleria d'arte su sue piani, che sfrutta la passerella sovrastante via Tortona, mentre la vecchia portineria viene ampliata e sopraelevata di due piani per ospitare gli uffici e la direzione.
Oggi il Superstudio Più, dopo tre anni, a ristrutturazione ultimata,é un complesso di edifici dalle facciate bianche e le ampie vetrate, che fonde armoniosamente architetture vecchie e nuove, e consta di 5000 mq di uffici utilizzati da società legate alla moda e alla offerta di servizi per la moda, come La Perla, Erreuno, Dsquared2, Videogang, FashionTv, Areart, D di Repubblica, Hi Communication...
Per creatività e eventi Superstudio Più offre più di 8.000 mq suddivisi in 9 sale indipendenti ma collegabili, l'Art Point, l'immenso Central Point, e poi Gallery, Loft, Day-Light, Lounge, Dance, Basement 1, Basement 2, oltre a bar e ristorante, a una vasta area sosta e parcheggio, a un grande giardino su cui vivono le imponenti sculture in ferro e acciaio di Flavio Lucchini che da 15 anni è, oltre che imprenditore, scultore. Sempre all'interno di Superstudio Più, in via Tortona 27 bis, si trova la galleria MyOwnGallery, che produce eventi d'arte contemporanea, collabora con gallerie che ne condividono il progetto, fa opera di scouting e promozione di nuovi artisti, con particolare attenzione ai legami con il mondo della moda e del design. Nel basement ha inoltre sede la Under Gallery, archivio-galleria personale di Flavio Lucchini, che raccoglie in un percorso ordinato e visitabile tutte le sue opere e i calchi delle sue sculture
Oggi Superstudio Più è il nuovo grande polo che ha saputo dare una risposta efficace alle esigenze della cittò, sempre più in cerca di luoghi grandi personalizzabili e alternativi alla Fiera che possano ospitare manifestazioni artistiche e fieristiche.
La location piace ai nomi più importanti e più all'avanguardia di moda e design. Durante le settimane della moda e durante quella del Salone del Mobile, Superstudio Più diventa una cittadella a sè, brulicante di migliaia di visitatori in pochi giorni. In quei giorni tutta la via Tortona e le vie adiacenti sono invase da mille iniziative. Ogni spazio industriale, piccolo o grande che sia, viene temporaneamente occupato da show-room e espositori di moda e design, con un percorso segnalato da grandi bolli rossi incollati a terra, che individuano la "Zona Tortona" e i punti da visitare.
     
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